Alimentazione ed infiammazione: seconda parte.

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alimentazione ed infiammazione
Alimentazione ed infiammazione

Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati. La Dottoressa Patrizia Belilli ci stava parlando di: “Alimentazione ed infiammazione“. Entriamo nel particolare dicendo che i segni clinici dell’infiammazione sono: calore, rossore, dolore, gonfiore e deficit funzionale della parte interessata.

L’infiammazione acuta ha un inizio brusco e una risoluzione rapida mentre l’infiammazione cronica ha una maggiore durata per la netta prevalenza dei fenomeni tissutali.

La giusta integrazione naturale può aiutare molto a migliorare tutte le patologie infiammatorie, in qualsiasi distretto corporeo.

Studi scientifici

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato l’efficacia di particolari estratti vegetali. Questi sono caratterizzati da specifiche proprietà e contribuiscono alla riduzione o risoluzione dell’infiammazione.

Estratti vegetali. Facciamo alcuni esempi.

basilico santo e salvia officinale. Questi sono utili sia nell’infiammazione acuta  che in quella cronica. Ad esempio nelle infiammazioni dell’apparato osteoarticolare limitando la degradazione dell’acido ialuronico e proteggendo il tessuto grazie ad un’azione antiossidante[1][2][3]

curcuma longa. Ha proprietà antinfiammatorie e antiossidanti, utile nell’infiammazione acuta e cronica. La curcuma va bene anche per l’apparato osteoarticolare grazie alla capacità di inibire gli enzimi responsabili della degradazione del tessuto connettivo articolare.[4]

boswellia serrata. Ha proprietà analgesiche, antinfiammatorie e protettive sulla struttura articolare. L’assunzione giornaliera e costante ha portato ad una riduzione del dolore ed al miglioramento della mobilità degli arti in persone affette da osteoartrite[5][6][7].

L’odierno stile alimentare comprende alimenti di origine animale, cibi raffinati, zuccheri e cibi conservati. Questi sono la causa principale dell’accumulo di sostanze tossiche nel nostro corpo e dei vari tipi di infiammazioni a carico di apparati, organi e mucose.

Quale cibo scegliere? Cosa mangiare?

Dobbiamo imparare ad alimentarci in modo consapevole, per vivere in una condizione di benessere ed equilibrio.

Oggi, il cibo non è vissuto come uno strumento in grado di nutrirci in quanto fonte di sostanze dall’alto valore nutrizionale ed energetico. No, assolutamente no! Infatti, per tutti noi è un mezzo per aiutarci a superare momenti di stanchezza, stress o per cercare di risolvere bisogni affettivi e frustrazioni. Ci alimentiamo utilizzando cibi preconfezionati di immediata reperibilità. Ahimè, l’integrità e conservazione di molti di questi cibi “veloci” sono garantite da sostanze non sempre salutari per il nostro corpo.

Sono sempre più frequenti i dati che evidenziano la relazione tra l’alimentazione e situazioni infiammatorie. Queste possono essere sia di natura occasionale (dolori situazionali come distorsione, torcicollo, contrattura, mal di testa), sia, soprattutto, di natura ricorrente e cronica evolutiva (dolori cervicali, fibro-mialgia, reumatismo, artrosi, gomito del tennista). Alcuni cibi infatti giocano un ruolo “pro-infiammatorio”. Contribuiscono, infatti, non solo ad innescare ma anche a peggiorare  la sintomatologia dolorosa-infiammatoria.

Quali sono gli alimenti sconsigliati nelle infiammazioni.

Alimentazione ed infiammazione. Ecco gli alimenti sconsigliati in caso di patologie infiammatorie acute e soprattutto, croniche: latte e derivati, carni, , zuccheri, carboidrati raffinati, glutine.

Da questa lista escludiamo il pesce che, per la sua ricchezza di acidi grassi polinsaturi della serie omega-3, esplica attività antinfiammatorie.

Latte e derivati

Il latte e tutti i suoi derivati (formaggi, yogurt, panna, burro, besciamella e tutti gli alimenti che li contengono) sono tra i maggiori responsabili di moltissime situazioni infiammatorie, croniche e acute. Questo perché contengono una elevata concentrazione di grassi saturi, acido arachidonico (starter dell’infiammazione) e caseine (proteine). L’80% del latte vaccino è costituito da una proteina chiamata caseina.

Mamma mia! Che disastro! Proprio lo yogurt!! Eh sì, soprattutto per lo yogurt, per me è stato davvero un grande shock sapere tutto questo. Per approfondire l’argomento consiglio il link che troverete qui di seguito. “Video – Yogurt 0% grassi e bevande vegetali, occhio all’etichetta: sono pieni di zucchero” E’ una cara amica l’autrice dell’articolo: Irma D’Aria, giornalista attenta e scrupolosa che nel suo sito www.isolabenessere.com ci da davvero molti consigli utili e una visione giusta del quotidiano.

La Caseina

Alimentazione ed infiammazione.
La foto fa vedere la caseina.
La caseina

La caseina è difficile da digerire perchè, a contatto con i succhi gastrici, “caglia”. Questo vuol dire che si forma una massa compatta e mucillaginosa che si incolla e fodera le pareti intestinali. Così, le pareti intestinali si infiammano e si lesionano, permettendo e facilitando il passaggio di sostanza nocive.

La caseina viene impiegata in ambito industriale per produrre colla (etichette, incollaggio di cartoni) o come addensante negli alimenti preconfezionati.

Cosa può comportare l’uso del latte e derivati: Intossicazioni croniche e debolezza immunitaria.

Sicuramente delle intossicazioni croniche. Le componenti non digerite sono tossiche per l’organismo. Infatti, l’intestino lesionato ed infiammato permette il loro passaggio. Questo determina l’attivazione del sistema immunitario. Questo riconosce le caseine non  digerite come  sostanze estranee e quindi, mette in atto una risposta difensiva di carattere infiammatorio, con la liberazione di mediatori infiammatori. Tutto questo determina una intossicazione sistemica e peggiora lo stato infiammatorio in essere.

Possiamo avere una debolezza immunitaria. Questo perché c’è un continuo stato di allerta del sistema immunitario. Questo determina un’inefficiente capacità di risposta nei confronti di eventuali attacchi microbici aumentando il rischio di malattie e di recidive.

Il Latte

Alimentazione ed infiammazione.
La foto fa vedere il latte.
Il latte.

Nel latte è contenuto il calcio. Purtroppo però, le proteine del latte limitano l’assorbimento del calcio. Infatti favoriscono l’eliminazione di quest’ultimo dalle ossa e provocano la demineralizzazione dello scheletro. Inoltre il calcio contenuto nei latticini non è biodisponibile, per uno squilibrio di minerali necessari al suo assorbimento.

Le quantità elevate di calcio introdotte con i latticini finiscono nei tessuti molli perché non vengono incorporate a livello scheletrico. Alcune delle conseguenze più note sono: la formazione di cristalli nelle articolazioni, i calcoli renali e alla cistifellea, calcificazioni dei tessuti, con conseguente dolore ed infiammazione.

Per sostenere il livello di calcio nell’organismo possiamo ricorrere ad alimenti come: arance, broccoli, sedano, legumi, soia e derivati, insalata a foglie verdi, mandorle, sesamo, vongole, pinoli.

Il latte però costituisce una fonte di triptofano. Il triptofano è un amminoacido essenziale che serve anche come precursore della serotonina. Ricordiamoci che la Serotonina è un neurotrasmettitore importantissimo perché è “responsabile” della nostra felicità!

Quali sono i benefici del triptofano? Aiuto per il sonno, disturbo disforico premestruale, disturbo affettivo stagionale, depressione, potenzia i farmaci antidepressivi.

Questi sono soltanto alcuni dei motivi per cui difficilmente rinunciamo al latte!

Nel prossimo articolo parleremo di carne, zuccheri, carboidrati raffinati, glutine e tanto altro ancora. Sempre accompagnati dall’esperienza della Dott.ssa Patrizia Belilli.

Grazie Patrizia!!


Bibliografia

1 Kelm M et al., Antioxidant and cyclooxygenase inhibitory phenolic compunds from Ocimum sanctum Linn. Phytomedicine; 2000

[2] Hur Y-G, et al., Rosmarinic acid induces apoptosisof activated T cells from rheumatoid arthritis patients via mitochondrial pathway. Journal of Clinical Immunology; 2007

[3] Ippoushi K. Et al.,Evaluation of inhibitorin lrìemon balm. Food Sci. Technol. Res; 2000

[4] Mathy-Hartert M. et al., Curcumin inhibits pro-inflammatory mediators and metalloproteinase-3 production by chondrocytes. Inflamm. Res; 2009

[5] Kimmatkar N. et al., Efficacy and tolerability of Boswellia serrata extract in treatment of  osteoarthritis of knee-A randomized double blind placebo controlled trial. Phytomedicine; 2003

[6] Sontakke S. et al., Open, randomized, controlled clinical trial of Boswellia serrata extract as compared to valdecoxib in osteoarthritis of knee. Indian J. Pharmacol; 1991

[7] IKulkarni R.R et al., Treatment of osteoarthritis with a herbomineral formulation: a double-blind, placebo-controlled, cross-over study. Journal of Ethnopharmacology; 1991

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