IL POSSESSO, UN ANTAGONISTA DEL DESIDERIO.

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possesso e desiderio
possesso e desiderio

Possesso e Desiderio. Cerchiamo di capirne di più.

AMARE IL DESIDERIO

Scriveva Nietzsche: ”Si ama il proprio desiderio e non la cosa desiderata”.

Quando amiamo una donna, proiettiamo in lei un nostro stato d’animo e di conseguenza, ciò che è importante non è solo il valore e le caratteristiche della donna stessa ma la profondità e l’intensità della proiezione. E comunque, alcune caratteristiche dell’altra/o, in qualche modo, entrano in risonanza con gli immaginari che ci appartengono. La ‘proiezione’ è conosciuta anche come un ‘meccanismo di difesa’ psico-dinamico, attraverso la quale noi proiettiamo dei contenuti psichici, più o meno inconsci, su un’altra persona.        

Possesso e desiderio
Possesso e Desiderio

DESIDERARE NON EQUIVALE A POSSEDERE

E poi, perché quando possediamo l’oggetto dei desideri, il desiderio cala e non sentiamo più quel forte bisogno di vicinanza? Al riguardo forse la risposta la troviamo in Goethe quando diceva che: “Non siamo mai tanto lontano dai nostri desideri, come quando ci immaginiamo di possedere la cosa desiderata”.

D’altronde desiderio non equivale a possedere un oggetto o una persona. Il possesso neutralizza il sentimento del desiderio, perché annulla la relazione oggettuale, perché ti porta su un altro sentimento, quello per cui senti di ‘tenere in pugno l’altro’.

E come potresti desiderare qualcosa che hai già in pugno? Sbirciando nel dizionario etimologico, troviamo che la parola possesso rimanda ad un possedere qualcosa di stabile. Ma la stabilità, talvolta è utile e auspicabile, ma non alimenta certo il desiderio. Il desiderio si basa sulla mancanza, sull’incertezza, sull’immaginazione e quest’ultima a sua volta richiede come presupposto, il movimento psichico che è ben distante dalla parola stabile, a cui rimanda il significato di possesso. Ecco perché il possesso è un ‘antagonista’ del desiderio.

Possesso e Desiderio
Possesso e Desiderio

DESIDERIO COME TENSIONE ENERGETICA

Desiderare vuol dire entrare in uno stato d’animo ardente, se così si può dire; uno stato d’animo intenso e leggero allo stesso tempo. Leggero perché non è corrotto da pensieri e spiegazioni razionalizzanti. Potrebbe essere utile prendere più dimestichezza con questo sentimento del desiderio, ma senza l’aspettativa e la presunzione di possedere. Certo, non è un esercizio facile. D’altronde, desiderare genera tensione. Il possesso genera l’azione e il movimento. In questo modo la tensione viene scaricata ma ahimè, una volta in possesso dell’oggetto il nostro umore si abbassa e la tristezza potrebbe cominciare a farsi sentire.

Tendiamo quindi a scaricare la tensione, ma la Fisica ci insegna che è grazie alla tensione elettrica, generata dalla giusta distanza di due polarità (+ e -) che abbiamo l’energia elettrica e quindi la luce. I due fili elettrici non devono toccarsi ma neanche allontanarsi troppo, ecco la tensione generata dal desiderio!

IMMAGINARE L’ALTRO

                                        Allora bisogna imparare ad immaginare l’altro per quello che è, proiettando si, su di lui/lei le proprie immagini, ma senza la pretesa del possesso fisico che, lo ribadisco, farebbe morire il desiderio all’istante. Il desiderio può anche originarsi dalla fisicità, così come le intenzioni nascono dal corpo, ma per non ‘rovinare tutto’, bisognerebbe isolare il ‘virus del possesso’.

Forse, potrebbe essere utile sostituire la parola ‘possesso’ con quella di ‘relazione’ e ‘condivisione’, parole queste che rimandano ad un approccio mentale diverso rispetto a quello evocato dalla parola ‘possesso’. Al riguardo, James Hillman scrisse che i rapporti falliscono, non perché manca o viene meno il sentimento, ma perché viene meno la capacità di immaginare l’altro. Si perde la capacità di immaginare qualcosa che non sia legata alla quotidianità o ad un’attività programmabile.

Credo che le coppie falliscano quando smettono di usare ‘il gioco dell’immaginazione’ e questa, secondo la Psicologia Archetipica corrisponde ad un ‘vedere con il cuore’. Si, perché ‘vedere con il cuore’ è una vera e propria facoltà immaginativa, difficile quanto auspicabile da realizzare. Tale facoltà potrebbe addirittura consentire di ‘immaginare’ la parola possesso, così da non prenderla troppo alla lettera ma di restituire la parola stessa al mondo dell’immaginazione, alla psiche.

Consentiamoci di rimanere più spesso in quella fase di ‘tensione’ che genera energia, immaginando di possedere il desiderio dell’altro e non di possedere l’altro.

Dott. Marco Franceschini

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